Torna a Pontedera

Cerca punto vendita

Arte e Cultura:

 

Come indica il suo stesso nome, la città di Pontedera – o Pontadera, secondo l’uso più antico, da cui l’aggettivo pontaderese, ancora in uso nella lingua parlata – trae origine dal ponte sul fiume Era di cui si ha notizia certa dal secolo XI, ma che sicuramente esistette anche in epoca antica a servizio della strada consolare che lungo la riva sinistra dell’Arno univa Pisa a Firenze. Il territorio come risulta da scavi archeologici recenti fu abitato fin dal neolitico e fu interessato dallo stanziamento a Pisa alla fine del I sec. a.C. di una colonia di veterani di Ottaviano. Per avere notizia dell’esistenza di una comunità de Ponte Herae, di Pontedera, bisogna attendere il XII secolo, quando il territorio circostante il ponte sull’Era era controllato dalla famiglia degli Upezzinghi di Travalda.

Verso la fine degli anni Sessanta del Duecento si ha notizia dell’esistenza di quel castello di Pontedera il cui perimetro può essere individuato seguendo il tracciato delle attuali via Mazzini, via del Teatro, via Tozzi e via Palestro.

Il castello fu voluto dal comune di Pisa ghibellino come primo baluardo di difesa contro le mire della guelfa Firenze e per questo fu teatro di numerosi scontri.

Fin dall’epoca della definitiva sottomissione di Pisa a Firenze (1509), ma soprattutto con l’avvento del granducato mediceo, le funzioni militari di Pontedera erano del tutto venute meno, mentre si stavano aprendo altre prospettive. Il suo destino in tutta l’età moderna fu felicemente sintetizzato dall’estensore del verbale di una visita pastorale, quella del 1595, che definì Pontedera “terra di passo e di mercato”: qui infatti si incrociano due importanti direttrici di traffico, quella da Firenze al mare e quella dalla Lucchesia e dalla Valdinievole al Volterrano e alla Maremma, per cui almeno fino a tutto l’Ottocento il mercato settimanale del venerdì e la fiera annuale di San Luca furono i cardini su cui si resse con successo l’economia pontederese.

Il mercato per secoli si è svolto lungo le strade del centro castellano: sotto la loggia del tribunale si vendeva il grano; dalla contigua torre dell’orologio veniva il segnale di inizio e fine mercato; l’affitto di posti attorno alla chiesa del Crocifisso, i più centrali, era a vantaggio dell’Opera dei SS Iacopo e Filippo, l’ufficio comunale preposto al mantenimento degli edifici sacri.

Col tempo, poi, questa attività si è estesa sul Piazzone delle Merci, oggi Piazza martiri della Libertà, e nell’attuale Piazza Garibaldi; tutti questi luoghi erano strettamente connessi prima col porto fluviale sull’Arno, poi dalla seconda metà del XIX secolo, con la stazione della ferrovia “Leopolda”: intorno al mercato ruotava tutto un mondo di mercanti osti facchini e barrocciai che costituivano il grosso della popolazione pontaderese.

Solo a partire dalla metà del Settecento, a seguito del sensibile e costante aumento della popolazione cominciarono a diffondersi attività industriali legate soprattutto al settore tessile che però, subirono una brusca battuta d’arresto con il coinvolgimento della Toscana nelle guerre napoleoniche. Dopo una lunga crisi protrattasi per quasi tutto l’Ottocento, la tessitura pontederese ebbe ulteriore impulso alla fine del secolo, dando avvio allo sviluppo industriale del paese.

L’industrializzazione di Pontedera si completò a partire dal 1923 con l’apertura delle officine Piaggio divenute nel secondo dopoguerra il cardine della vita economica locale. Nel 1930 Pontedera ebbe dal re Vittorio Emanuele III il titolo di città.

Pesanti furono le conseguenze dei bombardamenti aerei e dei cannoneggiamenti a cui Pontedera fu sottoposta a partire dal 6 gennaio 1944, a causa della presenza di impianti industriali, ferrovie, e ponti. Tuttavia le distruzioni belliche non arrestarono la crescita di Pontedera che negli anni del cosiddetto boom economico divenne la “città della Vespa” conoscendo un lungo periodo di prosperità.

Oggi, dopo il notevole ridimensionamento della manodopera impiegata dalla Piaggio, Pontedera sembra aver riscoperto la sua antica vocazione di “terra di passo e di mercato”, di città di commercio e di servizi per il basso Valdarno e per la Valdera, con la determinazione di fare del suo centro storico la sede dell’antico mercato, la sede di un grande “centro commerciale naturale” costituito da piccoli negozi che insieme possano concorrere con la grande distribuzione.

La valorizzazione di ciò che vi rimane di storico e le molte iniziative volte a migliorare l’arredo urbano si pongono appunto l’obiettivo di rendere la città non solo più vivibile per i suoi abitanti, ma anche gradevole per quanti la frequentano e capace di attirare l’attenzione di chi abita nel vasto territorio circostante.

Torna Indietro
Pontedera Pontedera